Visioni da shampoo alla mela verde

mela verde

Oggi non uscirò di casa perché è una giornata di merda.

L’acqua della doccia era troppo fredda. Il cane mi ha quasi mozzato un dito, della mano destra, l’anulare (mi ci è voluto un po’ prima di individuarlo). Ho finito i cerotti e la carta igienica. Il cane ha ingoiato il suo osso, mette i denti come un neonato, solo che non piange e morde ogni cosa, anche i miei nervi. Ho un cane roditore, nessuno osi contraddirmi. Lo shampoo alla mela verde sulla mia testa sembra una colata di pongo incolore che mi ricorda le giornate all’asilo. È l’odore naturalmente non la consistenza. Ho pensieri poco gradevoli che mi germogliano sulla testa , come quel fagiolo magico che buca il tetto sino in cielo (e non ci saranno cose buone ad attenderlo. Sulle crepe del soffitto insisto per vedere animali minacciosi e oscuri. Insisto su una psicosi che non ho, almeno, mi dico, questa fottuta voglia di niente e stupida depressione non clinica avrà una spiegazione. Io avrò una spiegazione. Io sarò un io. Vorrei  i vecchi gettoni marrone, quelli della Sip, una manciata da infilare dentro il jeans (strappato) per scendere giù in strada con indosso le mie infradito bianche e una t-shirt sbiadita con un grosso buco all’altezza del girocollo e la stampa consumata di un Piccolo Principe decaduto e qualche lettera della frase di Saint Euxpery (..)visibile è gli occhi. Manca qualcosa, lo so. Ma quella frase è incompleta proprio come me, quindi mi va bene. Il grigio della maglietta è mutato in un celeste nonsodirecome di un candeggio sbagliato, i capelli del Petit Prince sono virati in un giallo ocra niente male. Giallo, pelle, specchio. Non riesco a togliermi dalla mente l’immagine del mio corpo riflesso allo specchio. La doccia doveva salvarmi invece… ho voluto fare come chiunque altro (come se potessi… sapessi reggere il peso del mio corpo assente). Il mio corpo caduco, un perimetro sghembo, mappato da grosse linee che si snodano sui fianchi, sui seni come radici di un albero che non è il mio. Chi sei? Mi dico fissando quella figura vuota che mi osserva. Chi sei? Mi scrollo di dosso quella geometria orribile dagli occhi. Respiro una… due… tre volte. E sono poche. I polmoni bruciano e sul palato ho ancora quell’orribile sapore di shampoo alla mela verde del discount. Inizio davvero a vederle quelle figure muoversi sibilline sul tetto bianco e crepato del mio appartamento. Ora mi basta abbassare lo sguardo, fissare le macchie immobili del pavimento in marmo e aspettare finché non prendano vita in un girone che assecondi i pensieri. Si aprirà una bocca grande abbastanza da inghiottirmi.

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