Il castello di carte

Castello di carte

Torna sovente e prendimi, | palpito amato, allora torna e prendimi, | che si ridesta viva la memoria | del corpo, e antiche brame trascorrono nel sangue, | allora che le labbra ricordano e le carni, | e nelle mani un senso tattile si riaccende. | Torna sovente e prendimi, la notte, | allora che le labbra ricordano, e le carni…  – Torna, di Costantinos Kavafis

Mi arrampico sino in cima, anche se sotto il pavimento trema e minaccia di non accontentare questa instabile scalata. Voglio arrivare sino alla punta e poi a boccate ferme guardare giù, sentire anche il brivido delle vertigini, e stringere nel pugno il silenzio rotto delle paure. Non ho paura stasera, ho infilato due dita strette dentro la maglia e ho cercato la pelle, ti ho anche detto ‘ti amo’, in quel bipolarismo affettivo che ci ammala, ti ho anche detto che spero, che vedo, ho usato parole come domani, saremo, parlato di vacanze e tempo, senza l’uso del ‘no’. Non mi sono assicurata che ci fossero le scale, non mi è importato, ho voluto godermi il rumore della tua voce e l’abnegazione del vorrei, con parole che declinano un futuro che nessuna delle due conosce, a distanze moderate che poi in realtà nella nostra quotidianità diventano infinite (e poi chissà perché). Non ho pensato che saranno ormai tre mesi che non ci vediamo, e i chilometri si trasformano in quelli di due continenti e non in quelli che tagliano in due questa penisola. Non ho pensato che non facciamo l’amore, che non affondo tutta me stessa nel tuo odore, e ti ripasso a memoria tra palato e lingua, che non afferro la tua carne e faccio del tuo corpo gomitolo del mio. È la morale del pesce rosso che mi fa credere e non sperare. Arrotolo desideri come fossero banconote e le infilo a fascette ordinate sotto il mattone. Il castello trema. Eppure stanotte davvero una palazzina è ceduta e persone di cui non conosco il nome sono morte. È la dose di realtà che  concedo a entrambe, l’unica che lascio filtrare in questo palazzo senza re, fanti e regine. Iniziava così un mio vecchio racconto. Ti vorrei qui stanotte, adesso, pelle a pelle, saliva nella saliva, tocco, mano, sguardo, carezza, tremore, dentro, senso, voglia, sapore.

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