Pozzanghere

albero_nella_pozzanghera

«Avrei avuto voglia di pensare, ma non ne avevo voglia. Mi andava solo di star lì, a fumare, a guardare il biliardo con quella strana combinazione geometrica che le biglie avevano formato sul panno e che dovevo superare. Lo strano percorso che la mia biglia avrebbe dovuto disegnare per andare a toccare la biglia dell’avversario mi parve un avvertimento: era evidente, quella parabola impossibile che dovevo realizzare sul biliardo era la stessa parabola che stavo compiendo quella sera, e quella notte, e così feci una scommessa con me stesso, ma non propriamente una scommessa, piuttosto uno scongiuro, un esorcismo, una domanda al destino, e pensai: se ci riesco Isabel appare, se non ci riesco non la vedrò mai più.» – Antonio Tabucchi, Requiem

Alla fine non l’ho fatto. Tu credi nelle coincidenze?, questa frase mi riporta a Baricco (lo so che non sopporti il suo modo di ‘non’ scrivere), questa frase mi riporta a un altro amore. Ho scelto per entrambi lo stesso destino e sono andata via. Via di fuga da me oggi. Sto cercando di capirlo. Oggi ho incontrato la terapeuta, ho seguito il tuo consiglio e sto cercando di vedermi attraverso altre prospettive. Per la prima volta mi sono spinta oltre le linee del mio essere e non essere, e sto ammettendo la possibilità di un errore in me. Non pensavo l’avrei mai fatto, tu mi hai spinta, ma lo sto facendo per me.

Tu credi nelle coincidenze? Nelle, in, dentro, attraverso, epidermico… nelle coincidenze. Ci credi? Io, sì. Ma questo si sa, il mio appiglio romantico e nostalgico, la mia anima in bianco e nero, e quel sentirsi nata, talvolta, in un’epoca sbagliata. Ma poi se ci rifletto bene non potrei mai fare a meno di connessione internet, tablet e tutti i ritrovati della tecnologia con cui lavoro. La nostalgia di cui parlo, però, è qualcosa di meno materiale, scende alle radici. E’ il mio senso di distanza dalle cose, dal modo in cui le cose accadono, dai tempi delle cose. Ho l’anima impigliata in quell’idea di amore romantico che non si usa più, di passioni ardenti, carteggi, sguardi, lentezze emotive fatte di tempi e non di tappe bruciate, o spazi in cui l’altro improvvisamente diventa nemico… ma questo è altro affare. Tu, dunque, credi nelle coincidenze?

Stavo per rispondere e spingermi nella costrizione, oltre quel punto di non ritorno, ma proprio mentre stavo per accettare mi è arrivato un tuo messaggio. Ho respirato e mi sono data tempo. Ho deciso di rifiutare e poi ho dato colpa alla pioggia, al freddo incessante di questi giorni. La colpa, però, è di quelle pozzanghere che oggi mi hanno mostrato la città mentre la attraversavo silenziosa e quieta. E’ stato affascinante osservare il circostante da quella prospettiva invertita, ma era un riflesso, solo un mero riflesso di qualcosa. Una copia.
La terapeuta oggi mi ha detto che il lavoro da fare è quello della consapevolezza, parlava di spazio e tempo, del qui ed ora, del darsi distanze praticabili senza angosce, senza pressioni. Lei, però, l’ha detto meglio. Ho anche parlato di te, è stata lei a infilarti dentro domande che avevano il tuo nome addosso.
Lei mi ha detto: «perché continua a dire la sua compagna, è la sua ex, no?!». Ho annuito, ho convinto entrambe, e ti ho ribattezzata tra quelle stanze nuove che mi vedevano per la prima volta. In quell’istante ho realizzato che devo iniziare a sillabare la mia scelta, a coniugare i tempi e modificare la parole. Un po’ come l’errore che continuo a fare scrivendo sempre 2012 sui documenti.
Ho capito che ho deciso di andare via anche per te. Era troppo il male che ci facevamo e forse il problema reale è che io rappresento tutto ciò che contraddice e minaccia il lavoro che tu hai fatto in questi anni su te stessa.

La pozzanghera riflette, qualcosa di distorto, in una prospettiva invertita e mai uguale. Qui e ora. Spazio e tempo.
Tempo, ho deciso di concedermelo e aspettare la prossima corrente, la prossima coincidenza.

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