Sono (solo) una parte infinitesima di

Assenza del doppio

E ancora, stancamente, ti dirò
— Scusami ma lo devo dire! —
La tua anima mi stava
Di traverso sulla mia.
E ti voglio dire ancora:
— Sempre uguale è la vigilia! —
Fino al primo bacio tuo
Questa bocca era bambina.
Il mio sguardo — fiero e chiaro
Fino al primo sguardo tuo,
Il mio cuore — di cinquenne…
Beato chi non t’ha incontrata
Sulla sua strada
– Marina Cvetaeva

La foto sbuca all’improvviso su una vecchia pagina web, non ricordo neanche come ci sia arrivata. Non voglio scoprirlo. I suoi occhi mi puntano dritto in faccia e la fitta spinge nel petto. La riconosco come una vecchia marea che non ha segreti per me, che mi ha tirato giù così tante volte che stento a contarle. L’apnea che coincide con il suo nome. Sono trascorsi dieci anni, capisci (?!), non è poi così normale. Chiudo subito la pagina, la sua bellezza mi ferisce, ferisce l’assenza. E sei lei non fosse lei? Se lei fosse solo il barattolo di biscotti nel quale ho messo tutte le mie insoddisfazioni? Se lei non fosse ancora così bella… Vorrei scendere le scale di fretta e correre a piedi nudi per strada, mentre i cani randagi continuano a ululare e le luci tremano a ogni alito di vento. Attraversare i palazzi dai volti allungati e silenziosi che mi spiano, una foresta di cemento che azzererebbe la grandezza dei miei pensieri: se alzo lo sguardo vedo la mia parte infinitesima del tutto. Una parte infinitesima che le è rimasta attaccata addosso. Qualcosa che mai più verrà restituita. Accade sempre quando un grande amore finisce. Così hai pezzi di te in giro per il mondo a guardare tramonti da un altro emisfero, a bere una birra ghiacciata e scambiare chiacchiere in un’altra lingua, a fotografare spigoli di palazzi e panchine abbandonate, a passeggiare in vecchi cimiteri monumentali alla ricerca di tombe illustri, a pronunciare parole d’amore su altri orecchi, ad abbandonarti a pelle e saliva in stanze sconosciute, a investire in promesse che sono già state pronunciate, a scontrarti con altre infinitesime parti che non sono le tue, né le sue, a realizzare che l’amore è solo un passaparola. A capire che unico e unica sono solo parole, schegge di inutilità da mettere in un barattolo, insieme a questa insonnia.

E’ una corrente anche questa, partorita in notturno e non so dove andrà: sul fondo di quella scatola di biscotti in cui ti ho catalogata anni fa. Sei una corrente tu, che sbatte sulla pelle e scava (ma solo in una parte infinitesima di me).

http://youtu.be/VPuPjwZkWoI

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