Dal cassetto | di Costantino Kavafis

Cassetto drawer
Volevo appenderla a un muro della stanza.
Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata.
Non la metto in un quadro questa foto.
Dovevo conservarla con più cura.
Queste le labbra, questo il viso –
ah, per un giorno solo, per un’ora
solo tornasse quel passato.
Non la metto in un quadro questa foto.
Mi fa soffrire vederla così guasta.
Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi –
una parola o il tono della voce –
se mai qualcuno mi chiedesse chi era.
– Costantino Kavafis

(Stasera ho sfogliato ricordi, mi sono concessa malinconie a boccate strette. Ho cominciato quando la stanza si è pian piano svuotata. Cercavo delle foto per lavoro e ho trovato noi nell’ultimo viaggio insieme prima del disastro. Ho visto me distesa sul letto abbracciata al doglover. Ma anche tutte le volte in cui eri posto vacante nella mia vita, in cui non c’eri. Mi mancate, nonostante tutto. Nonostante tutte le parole che ognuno mi lascia come un’arringa che mi dimostri come mi sia sbagliata su tutto, su te. E’ un bene, passerà, adesso hai altro a cui pensare… L’adesso è fatto di te che hai ignorato il mio compleanno, o forse lo hai soltanto dimenticato. Di me, che cerco in tutti i modi di ‘imparare a dismetterti’ dalla pelle)

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