Io sono il vento

Io sono il vento
Sono la furia che passa
E che porta con sé
E nella notte ti chiama
E che pace non ha
Son l’amor
Che non sente pietà.
– da Io sono il vento, 1959, M. Marini, di  G. C. Testoni e G. Fanciulli

(Cara Marta,)
il cielo oggi non lascia scampo ai pensieri. I vestiti stesi ad asciugare su fili metallici che si intrecciano nella mia prospettiva. I vestiti che si gonfiano come vele in attesa della traiettoria. La voce lontana dell’ambulanza sembra quella di un argonauta che grida: terra, terra! Ogni cosa può trasformarsi e rispondere alle inclinazioni delle nostre visioni, ogni cosa è concessa alle prime luci del mattino, quando tutto è ancora un sussurro e la città pare svuotata. Alle sette del mattino la mia (città) ha spunti che coincidono con gli spigoli masticati del mio corpo. Non ha pretese né rassegnazioni, ha progetti sulla testa e mille parole pronte a scavalcare il mondo e sorpassarlo. Se guardo in alto, proprio adesso, mentre attraverso la curva e spingo sull’acceleratore, e poi sul freno come fossero i pedali di un organo, scorgo il mio pezzetto di cielo sornione. Le nuvole ancora adesso sembrano avere labbra gravide di giudizi, cadono a picco sul profilo della città che pare assente come tutto il resto. Guiderei per ore adesso, la temperatura è calata e il viaggio sarebbe un buon pretesto. Per cosa non importa. Non importa nulla, non ora. La temperatura è calata, così come la luce. Faccio fatica a vedere ciò che scrivo nonostante non sia nemmeno l’ora di pranzo. Potrei alzarmi e accendere la luce, fare capolino nella stanza per vedere se il cane dorme, ma non ho voglia di lasciare la mia cuccia, non ho voglia di segnare altre traiettorie. Mi concedo in una di queste pause mattutine parole veloci e poco collegate le une alle altre. Mi concedo me, solo per qualche minuto, prima che il caffè finisca di gorgogliare, e che il cucchiaino smetta di girare nella tazzina, e che nel fondo io legga il futuro. L’orchidea ha lo sguardo calato, prendo il mio caffè sbirciando dalla finestra e vedo solo muri bianchi troppo tristi e consumati, la nostalgia me ne verso ancora un po’ e con la testa del cucchiaino la spingo in fondo alla tazza. Sbatto la lingua, una due tre volte, perché non ne vada perduta nessuna parte. Parte del tutto. Il vento ha ripreso a tossire nella stanza.

http://youtu.be/WPcrjqgpSFs

2 pensieri riguardo “Io sono il vento”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...