Sarà stato il freddo a portarti qui da me

Winter Arm - by Robert Shana ParkeHarrison
Winter Arm – by Robert Shana ParkeHarrison

Batto alla tua porta di sogno
con le mie nocche leggere,
con le mie mani leggere
come una bimba che cerca pace.
Vorrei parlarti del freddo del cuore,
del mio cuore di radice ferita.
Vorrei dirti che come te
ho bevuto un vino di troppo,
un vino di giusquiamo dolce,
un vino volonteroso
per cui la volontà dei poeti
diventa roccia sicura.
Tu che sei scalatore di mondi,
dovresti dirmi
perché la grazia rimane indietro
e perché dove c’è neve c’è freddo,
e dove c’è fuoco di passione
riarde il malefizio. […]
– Alda Merini

Sapevo che i ricordi  prima o poi sarebbero venuti a prendermi. Ho nocche spaccate dal freddo e mani irrigidite da una gelida agonia cittadina che ci trova impreparati. Geneticamente inadatta a questa pioggia che ininterrotta batte e si rompe i denti sulle mie pelli inermi. Sarà il freddo a portarti qui da me. Un presagio che tu avevi preannunciato. Come una maledizione che mi scagliasti addosso quell’ultima volta: «Mi penserai sempre, anche quando qualcun’altra ti toccherà, anche quando penserai di amare un’altra donna che non sia io». Talvolta accade, lo ammetto. Come stamattina. Come stanotte che ti ho incontrata nella tua fredda città imbiancata da nebbia e pioggia. Eravamo entrambe con le nostre compagne, quelle che entrambe amiamo (perché questo tuo ostinato silenzio con cui rispondi ai miei messaggi è sintomo di un nuovo amore che ti fascia e allatta). Che sono il nostro ‘altrove adesso’ (così ti è piaciuto battezzarlo). Ci cercavamo tra intercapedini costruite a fatica che contenessero solo noi. Mani doloranti e bocche crepate e occhi affamati. E clandestine facevamo l’amore. Lente, come dimenticandoci.
E’ solo la stupida ostinazione del ricordo? Non c’è spazio in questa claustrofobica malinconia che mi chiede di te, di F.. Così. stamattina vorrei staccarti di dosso e lasciarti appesa a una parete come il cappotto che gocciola le leggerezze di questo tempo così distante dalle abitudini che mi hanno svezzata. Pensavo che fosse anche questa frattura geografica a dividerci. Partorite in due grembi così differenti che si ritrovavano a fatica. Credo sia stato il freddo a portarti nei miei sogni stanotte. La stazione meteo digitale balbettava 8° gradi scarsi, e il vetro delle finestre si appuntava addosso tutto quel gelo inibendo la vista dell’esterno.
Vorrei raccontarti del freddo del Sud, “del freddo del cuore, del mio cuore di radice ferita”. E non posso (ancora) smettere di pensare che prima o poi questo freddo ti porterà davvero qui, da me, almeno per un sorriso e qualche chiacchiera, e dire ciao come stai, e un arrivederci che sappia di noi, adesso (e anche un po’ come allora). Anche.

http://youtu.be/nGdFHJXciAQ

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