Somiglia a una mareggiata di libeccio*

* «Allora ti piace l’amore?». «È pericoloso. Ci scappano ferite e poi per la giustizia altre ferite. Non è serenata al balcone, somiglia a una mareggiata di libeccio, strapazza il mare sopra, e sotto lo rimescola. Non lo so se mi piace.» Il bacio che ti ho dato, quello almeno ti è piaciuto?» –  Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi.

senza foto

Il telefono squilla quattro volte. È già la seconda che lo ignoro. Rispondo, una voce roca (bellissima) tenta di vendermi qualcosa. Poi parliamo del tempo: la donna di cui non ricordo il nome mi racconta che lì a Roma imperversa un brutto temporale. Qui fa caldo ed è estate, le dico. Una stupida rivalsa sudista su quell’accento marcato del Centritalia. Questa brutta otite non mi lascia essere così cordiale come potrei (vorrei?!). Fa caldo davvero, penso. Guardo la strada che si apre dietro la tazzina sporca di caffè, la sedia in vimini, il velo verde petrolio della tenda, il vetro ripiegato sui rumori esterni, l’auto parcheggiata proprio davanti la finestra e… Eccola, lunga, leggermente curvare a destra, sulla fine. Sul suo nodoso corpo svolazzano decine di vestiti colorati sospinti da un vento straniero che ha parole di guerra e disperazione in bocca. Sceluq (arabo) o vento di mezzogiorno, picchia sui gomitoli di parole dimenticate sul davanzale. Le automobili in fila sembrano una lunga collana di perline colorate (come quelle che i bambini amano creare d’estate al mare) che ne incornicia il corpo affollato. È l’ora in cui i piccoli studenti delle scuole intorno iniziano a popolare i marciapiedi. Le automobili si dispongono come pezzi impazziti del Tetris, ovunque vi sia spazio, non rispettando nulla se non la necessità di recuperare i propri figli. Danze deliranti, con operazioni di prelievo da unità della Combat SAR. Le voci impazzano e sbattono contro la finestra aperta, il cane abbaia, così spengo tutto, serro le persiane e mi godo un silenzio posticcio. Non mi ero accorta, il vento caldo del Mediterraneo è scomparso, d’improvviso, come inghiottito da uno dei tombini intasati dalle tante miserie che ci lasciamo intorno. Il cane è salito sulla  sedia in vimini e guarda la strada dalla sua torre d’avvistamento. Scodinzola, piega la testa in dietro in cerca del mio sguardo. Occhi castani in occhi castani, le sorrido piano perché l’orecchio non smette di pulsare. Un dolore che mi ricorda settembre di due anni fa. Mi ricorda Milano. Mi ricorda te. Altre strade che farei fatica a ricordare, che si piegano ai capricci del libeccio, ostile, frenetico, profondo, e lontano. Proprio come te.

https://youtu.be/9KcKVBaNI4o


Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, Iddio ti protegga nel palmo della sua mano – San Patrizio, Benedizione del viaggiatore irlandese

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