Possa il mio abbandono raggiungerti

“Sono innamorata dello smettere. A suo modo è un’arte, se ci pensate. Smettere bene richiede un innato senso della bellezza; bisogna saper sentire il momento della svolta, proprio quando il desiderio fa la sua comparsa, quello è il momento di darci un taglio, giù deciso, l’istante in cui lo smettere è maturo come una pesca che si fa dolce sull’albero: crack, si spacca il picciolo, la pesca cade per terra, nera e argento di mosche.” – Un segno invisibile e mio, Aimee Bender

Caviardage Adorara Creatura

Sono altrove mi dicesti una volta. Sono qui, ti dico adesso. Il segno invisibile e mio. Solo mio. Maledetta te, che infesti i miei sogni. Come un rigurgito ritorni e spingi le tue dita, lunghe e pesanti, dritte in gola (amavo portarmi la tua mano sul viso e chiudere gli occhi. Respirando a boccate strette per poi morire in un sussurro: la tua carezza mi acquieta). E recuperi ogni dimenticata memoria. La tiri fuori con una violenza inaudita, come quella che ci scambiavamo durante ogni litigio. Ho la lingua indolenzita, e non saprei dirti che sapore ha tutto questo. A riportarti a me è stata una canzone. Come lo stupido rituale che si scambiano gli adolescenti. Proprio qualche giorno fa mia nipote mi ha detto di ascoltarla. É arrivata dritta, con tutta te.

https://youtu.be/YQHsXMglC9A?t=1m14s

Ridicolo, non trovi? Ma c’è dell’altro. Ho messo mani alle cartelle con le tue, nostre, mail. Cercavo quella piccola storiella con Mr (omissis) come protagonista. Non sono riuscita a trovarla, ma ho trovato ‘noi’. Ho visto nascere la nostra storia, poi il nostro amore, l’ho visto collassare, perdersi e ritrovarsi, l’ho visto crollare e rialzarsi (così tante volte da non riuscire più a contarle), l’ho visto inginocchiato ed esausto, l’ho visto scegliere e dire addio.
In tutto questo, però, con il giusto distacco da quell’altrove da cui tu parli. Ti ho vista. Ho visto anche le mie colpe (non che tu non ne abbia, ma questa volta voglio parlare solo delle mie). Ho visto la tua tenerezza e tutte le volte che mi sei stata vicina e mi hai aiutata. Eri così presente e protettiva, almeno all’inizio. Poi il tempo, il dolore, tutte quelle perdite che ci strappavano noi di dosso. L’incapacità, le assenze, gli interminabili chilometri di ‘differenze’.
Spero tu riesca a sentirmi, che metta da parte la rabbia. Solo un istante, quanto basta per lasciare che le mie scuse ti arrivino.
Sono diverse, non è lo stupido tentativo di raggiungerti. Ti lascio lì dove sei (the other side, the outside). Anche se non smetterò di sperare che un giorno, anche per un momento, tu possa venire nel mio altrove o lasciare che io faccia visita al tuo.
Ciao.

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