Cambi di coniugazione

«A entrare per un attimo nella vita di un’altra persona, si rischia di diventare più importanti di quelli che ne fanno parte da anni.» – da ‘Rosa candida’, di Auður Ava Ólafsdóttir

Cosa ho dentro la tasca del mio cappotto? Un sasso giallo, una mezza gomma da masticare con piccoli pezzetti di carta attaccati al bordo, l’ultimo scontrino, quello (pausa) del nostro ultimo incontro. Ma queste righe non parleranno certo di quel ricordo sdrucito e strappato ai lati e appeso nella mia memoria, come i panni colorati stesi al sole che si muovevano sopra le nostre teste tra i salini vicoli di Camogli. Qualche anno fa. Ricordi l’uomo dimenticato nei suoi silenzi con lo sguardo perso all’orizzonte? Parve a entrambe il personaggio adatto ai nostri racconti. Io, sicuramente, l’avrei fatto morire tragicamente. Tu, avresti scelto un finale aperto. Lo avresti tratteggiato egreggiamente, come il vicino della porta accanto che trasformasti nel personaggio di un tuo racconto: mi convinsi davvero fosse un fedrifago, doppiogiochista innamorato di un uomo, guardandolo in tralice ogni volta lo incrociassi sul pianerottolo di casa.
Oggi però non parlerò di te, né di tutti gli universi in cui ci incastravamo perfettamente e  di quelli, in egual numero, che ci frammentarono e separarono. Quella pagina di calendario è stata strappata via.
(dalla seconda alla terza coniugazione: un’altra lei)
Parlerò della strada che ho percorso oggi in auto, della musica (exit music dei radiohead) che ho ascoltato a tutto volume, della gente che attraversava di fretta la strada senza preoccuparsi di me o del resto; della rosa che ho messo nel vecchio barattolo di olive accanto al vaso viola di lavanda. Lì sul davanzale, perché mi hai detto che quando torni a casa ti piace scorgerla (in lontananza) da dietro il vetro (con la persiana verde scrostato appena socchiusa) così fragile e piegata – giorno dopo giorno – al tempo. Perché ti sa di casa, anche se questo non me lo hai detto, ma era chiaro. Tra noi è così, ci piace fare tutto, ci piace fare nulla, allo stesso modo. Il cane che sbuffa da sotto la porta con il suo tartufo nero in attesa del nostro rientro ci provoca la stessa fitta al petto, e quando il tramonto infiamma il cielo e le montagne sullo sfondo della nostra casa, e la luna che rotonda come il piattino da caffè si alza strafottente su di noi, e le spiagge deserte che raggiungiamo dopo interminabili camminate sotto il sole cocente d’agosto alle ore più improbabili, e il nostro smarrirsi e ritrovarsi, zittirci e litigare… è identico. Identico il modo in cui ci amiamo e in cui minacciamo di smettere. Non parlerò dunque di lei, e di quel cazzo di scontrino su cui ci sono appuntate vie straniere e sbiadite, un altro anno, un altro vento, un altro accento, un altro modo di amarsi e odiarsi. Un altro, di dimenticarsi.
Sul ciglio di quell’altra storia mi hai trovata e soccorsa. Non mi hai raccontato favole e inventato filastrocche per me, non hai cantato di notte con la tua voce rauca rapendo ogni parte di me, non mi hai presa con fame e violenza quella prima volta che ci siamo incontrate. Non sei lei, ma neppure io sono la stessa.
Tra te e me ci sono le ombre del nostro passato che abbiamo chiuso a fatica nel cassetto di qualche confusa stanza. Non siamo brave a ingannarci. Lo sappiamo entrambe, non saremo mai sole a masticar pane amore e fantasia. Ma siamo io e te in un altro modo, è questo che abbiamo scelto, senza l’ipocrisia del per sempre ci inventiamo ogni giorno con passione inaudita. Siamo affamate. Alziamo le fragili stanze della nostra famiglia a due (tre, con gli scondinzolii di M.), progettiamo un figlio e una casa nuova. Chissà cos’altro.
Ci progettiamo ogni istante in una distanza minima. Ci progettiamo senza piani o canovacci, amiamo stupirci anche quando ci annulliamo mangiando schifezze davanti alla tv e ci ripromettiamo di ritornare a una rigida dieta vegana in un lunedì che sposta sempre l’asticella nel calendario.
Felice del mio dove.
Mi tiri il pupazzetto di M., e mi dici: stai qui con noi. Sei tu. Sorrido.

https://youtu.be/5j8lRP9YRzQ

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