Non sapevo che la voce espandendosi potesse contrarsi in piccole boccate di vuoti

Ti scrivo in poesia, Tempero la matita, la punta si spezza, e mi pare una metofora ancora più adatta delle parole al sentire. Ti sento. Già questo è troppo. Il mio caffè con Rilke, la finestra aperta, il cane che abbaia, io che ti sento e tremo.

Cerchi che si tendono sempre più
ampi sopra le cose è la mia vita.
Forse non chiuderò l’ultimo,
ma voglio tentare.

Giro attorno a Dio, all’antica torre,
giro da millenni;
e ancora non so se sono un falco, una tempesta
o un grande canto.
– da Il libro d’ore, Giulio Einaudi Editore, Torino

Nell’antica torre sono salita.
Ho le nocche consumate dai silenzi.
Ho urlato.
Il vento era contro e mi ha rificcato in bocca ogni parola.
Non sapevo che la voce espandendosi potesse contrarsi
in piccole boccate di vuoti.

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