Mescalina o delle variazioni del tempo

La nuvola di fumo si alza sopra la mia testa, dalla mia bocca all’aureola di luce della lampada da tavolo. É un vicolo disceso su distrazioni che mi arpionano e trascinano via. Sorgive del non pensiero, vischiose come il sangue che sento pulsare sopra le mie vene. Lei mi richiama dalla stanza in fondo, la sua voce non trapianta e io melliflua continuo a stare seduta su questo scoglio. C’è abbastanza acqua intorno e nessun ponte, nessuna lingua di terra che mi aggancia al resto.

La solitudine si vive nel circostante chiassoso, non nell’ostentazione dell’asceta, ma nelle balbuzie dello sciamano allucinato, una diserzione malinconica che svezza lo sguardo, lo rapisce e svuota. Ogni cosa intorno si annulla nel suo stesso rumore. Io sono piena se svuotata dal resto.
E indugio in questa indulgente preghiera.
Mentre lei mi chiama. Mentre io mi assento.
In un po’ di te affogo. Riconosco il mio odore lontano.

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