Il tuo insolito lato pop

Non mi accorgerei dell’amore neppure se mi scoppiasse in faccia.

Quando era giovane aveva creduto che l’amore avesse qualcosa a che fare con la comprensione; ma con l’età aveva capito che nessun essere umano poteva capire un altro essere umano. L’amore è soltanto il desiderio di capire*.
– Graham Green, Il nocciolo della questione, 1948

La notifica dello smartphone, come se fossimo due adolescenti. Ti chiedo di consigliarmi della musica e qualche libro da leggere. Mi dici: Aspetta, ci penso. Ti scrivo: aspetto. Ma poi cancello, e sto in silenzio. Continuo ad aspettare, e non lo sai. Poi la notifica. Le notifiche. La lista della musica e quella dei libri. Un’amica scherzando mi dice “ma dai ti sembrano normali queste canzoni? Sembrate due adolescenti“. Non capisco, giuro che non capisco. Se dovessi leggere il dorso di tutte le canzoni che mi hai inviato in questi tre lunghi anni in cui ci siamo ritrovate, e perse e ritrovate, dovrei pensare al sottotesto. Noi non ne abbiamo. Se dovessi ascoltarne il senso come se fossi una quindicenne, forse avrebbero un senso diverso da questo. Ma, so bene che nascondono il dolore della perdita di figlia. Solo la musica che un’amica passa a un’altra, dico a Simona, l’amica di cui lei in passato sarebbe stata gelosa.
Non siamo amiche, ribatti ogni volta.
Marta, e allora cosa siamo? (ma questo non te lo chiederò mai). Poi mi dico, che importa, hai ragione. Le tue ragioni sconosciute e straniere.

“A volte bisognerebbe sapersi tenere le cose senza un nome, come trovatelli, cose belle come avere caldo e avere freddo e potersi spogliare e potersi coprire, o lasciarle andare, perché si deve, perché si vuole, non perché non si sa come chiamarle”

La frase del libro in cima a molte delle mie agende/sketch book con il nome della sua autrice Anne-Lise Grobéty, il titolo del libro Morire in Febbraio, l’anno 1949. E poi quell’altra frase che a lungo è stata una preghiera a te, al tuo amore, al tuo calore: “Ero così vicina a te che vicino agli altri ho freddo“. Eri la mia signora C.. Credo di non avertelo mai detto, è una cosa stupida a cui pensai quando ti incontrai. Di essere la tua Aude. Sorrido. Quanta ingenuità. Con l’età ho capito che nessun essere umano può capire un altro essere umano. L’amore è soltanto il desiderio di capire*.

A me piace (ancora) ritrovarti dopo le assenze di uno stupido litigio che nonostante gli anni e i chilometri celebriamo come se il tempo fosse ancora quello di ieri. A me piace litigare con te, assentarci per mesi e poi ritrovarsi nei silenzi e in parole confuse, balbuzienti e talvolta copiose. Mi piace rivolgermi a te quando ho qualche dubbio. Spesso, mi rifugio nel tuo ‘less is more’, lascio cadere le parole, le ingoio e digerisco in questa stanza delle correnti.

Se potessimo parlarne mi chiederesti, infastidita, il perché. Non so se mi lasceresti il tempo di spiegarti che le tue risposte non sempre sono parentesi aperte. Bussi spesso alla mia porta con messaggi veloci, le mie parole in risposta “prendono troppo spazio, non c’è molto equilibrio“, ti ho scritto una volta. Questo non mi preoccupa con il resto del mondo. Sai come sono fatta, sono una che ama i suoi spazi, che spesso lascia galleggiare le attenzioni degli altri fuori dalla porta, in un’attesa che diventa avvilimento e poi lunghi arrivederci. Ma con te, c’è sempre quel residuo di te in me, non riesco a gestire benissimo quando mi rispondi con distrazione, che poi in fondo non lo è. Ma è come se nelle tue risposte ti imponessi di essere veloce, e questo mi disarma. Non amo prendere troppo spazio, così continuo a scriverti “lettere sbagliate perché quelle vere non toccano la carta“.

Qualche giorno fa, in dormiveglia nel letto caldo del sud, mi sono ritrovata a fare girotondo in un pensiero-ricordo: come ti facevo ridere? Non ricordo. Chissà, se le tue parole si sono asciugate così in tutti i tuoi rapporti.

Penso a questo, a tutto questo, a tutta questa te, mentre scarto la playlist che hai confezionato per me. Sorrido di questo tuo insolito lato pop.

https://youtu.be/NRTJNpqHwV8
https://youtu.be/NRTJNpqHwV8

post scriptum
In fondo alla busta c’è anche una piccola traccia di me. La mia canzone a te, anche questa etichettata sotto il tuo ‘less is more’ finirà nel cassetto, come “tutte le cose che ho messo da parte per te“. Cara Marta, qui “il tuo ricordo trova un buco nella rete, si infila dentro il mio cervello e fa il padrone. Il tuo ricordo quando arriva ha fame e sete“. In questa isola delle correnti talvolta vieni, talvolta vai. Romanzata, eccessiva, iperbole, sei la fantasia di un’adolescente che ti rintraccia in un passato che in realtà è in ritardo. Il passato ci prova, ma non sa che il tempo è irripetibile. Tu sei la storia che non abbiamo mai osato raccontare.
Marta e Telleena esistono dopo tutto solo qui.


Il tuo ricordo – Samuele Bersani
https://youtu.be/C0Y0GvfrV6c

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