Eccesso di autenticità

Oggi per eccesso di autenticità utilizzerò per accompagnare le mie parole uno dei miei scatti, solitamente sono immagini prese dal web, creative commons si intende. Non potrei altrimenti. Alcune le ho cancellate per conflitto di identità, forse ne avrò dimenticata qualcuna. Ma dopotutto ci sono tracce di me ovunque… chissà se chi dice di conoscermi veramente riuscirebbe a rintracciarmi qui? Mentre le necessità del lavoro a cui non ho proprio voglio di tornare mi fissano da una parte dall’altra c’è questa foto presa da una dei tanti hardisk che si impilano come polvere nella mia stanza.

Questa foto è una delle tante scattate in luoghi a cui siamo appartenute e che non ho mai pubblicato. Contenute nelle migliaia di cartelle fotografiche che un giorno dovrò costringermi a sistemare. Lo dico ogni volta che mi perdo in file copiati all’infinito e cartelle duplicate ovunque.

In questi anni, a dire il vero, ti ho portato dentro alcuni dei miei lavori, ho portato dentro i colori della tua città, i silenzi scheletrici, gli spessori della nebbia, la pioggia su ogni cosa, il vento e le prospettive strette del tuo sguardo del Nord. Le tue parole. Le tue paure.
Ti ho custodita qui, e qui ti ho dato anche un nome perché il tuo all’inizio il mio cuore obliquo faceva fatica a pronunciarlo. Telleena aveva bisogno di un nome a cui aggrapparsi, in attesa di un ritorno che ammetto non avrei mai pensato si sarebbe celebrato. Eppure eccoci.

Questa foto di molti anni e traiettorie fa racconta tante storie, fuori dall’inquadratura ci sono due donne che sorridono e si baciano addossate ai vicoli di pietra, c’è una donna anziana che spinge una lunga barca in legno e rema sul lago d’Orta per raggiungere una testa d’ago verdeggiante chiamata isola di San Giulio, mentre il sole cala, le anatre si scrollano di dosso l’acqua e i lampioni iniziano ad accendersi uno dopo l’altro. C’è una donna che alle tue spalle insegue il tuo sorriso e immortala con il suo obiettivo lo sguardo che ama incrociare.

Nel cuore di quel lago addormentato c’è ancora l’eco di un nome ripetuto all’infinito.

”Coloro il cui nome è sempre pronunciato restano in vita […] Mai lasciarsi spaventare dalla parola fine”
Gianni Rodari, C’era due volte il Barone Lamberto ovvero, I misteri dell’isola di San Giulio, Einaudi, 1997

Eppure eccoci. Adesso, per esempio, c’è una tua domanda che pende tra le notifiche di whatsapp. Non sempre ho voglia di accoglierle.

Marta e Telleena non si sono mai più incontrate. Noi due in compenso abbiamo ripreso a parlare in un modo che ancora non riconosciamo del tutto come nostro. Siamo amiche, ti dico. No, no che non lo siamo! mi ribatte la tua voce sul petto. E cosa siamo? Nessuna delle due se lo è mai chiesto. Voluto chiedere. Chiederà.

Impareremo a essere qualcos’altro, ci sono così tante correnti.

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