Acrostico di un nome inesistente

C’è un sito carino (una cosa leggera, per cazzeggiare eh! altrimenti chi li sente gli antichi greci) in cui è possibile generare acrostici (acrostico: dal greco ἄκρος “sommo” e στίχος “verso”; tipo di poesia in cui le iniziali dei singoli versi, lette nell’ordine, formano una parola o frase a partire da un nome), in poche parole un generatore automatico di poesie e acrostici online. Non so neppure come io vi sia finita se non attraverso i girotondi che talvolta si aprono nella mia mente. Questa casualità (perché lo è) si cuce addosso a un pensiero che mi porto appresso da giorni: il nome.

Il nome non è la persona.
Il nome è la larva.
Di tutti i circostanti,
a malapena è salva
famelica – l’icona.

(Eroi, e figuranti.)

Giorgio Caproni, «Il nome», in Il Conte di Kevenhüller, in L’Opere in versi, Milano, Mondadori, 1998

Il mio nome. Ridotto a un’ombra dentro queste stanze virtuali. Tellina (variante Telleena) nasce dalla costola di Marta (nome di fantasia, altrimenti valla a sentire), un nome preso in prestito dal modo in cui lei un giorno mi battezzò. Un nome preso in prestito da un amore che a un certo punto decisi di smettere. Tellina è l’unica parentesi aperta rimasta, una sorta di balcone che si affaccia sul quel passato che suona più come la storia pop tra Didone ed Enea. Spoiler: nessuna delle due si è suicidata. E dopo sei anni di silenzi, maledizioni e un blog in cui ho riversato tutte le mie lettere a lei, eccola ritornare. Adesso da quel ritorno sono trascorsi due anni, pandemici (non ci avevo riflettuto. Dovrebbe dire qualcosa? Tipo il mercuziano: “La peste sulle vostre due famiglie!”). Piccola e doverosa parentesi su Mercuzio, personaggio tra quelli shakespeariani che ho sempre guardato con stima, ovviamente il mio gothic mood non poteva che amarlo, così da ritrovarmi adolescente nella mia stanzetta a recitare ad alta voce le parti della sua tragedia. Penserete: che botta di vita! mentre gli altri guardavano Lady Oscar, Georgie, Holly e Benji… io andavo di Shakespeare, di tragedie e appuntavo poesie dark sul mio taccuino. Cosa che, confesso, non ho mai smesso di fare. Ecco, questo blog è come quei diari che negli anni si sono accumulati nella mia libreria con disegni, appunti, poesie, tagliandi, biglietti del cinema, dell’aereo, dell’opera e… amori finiti.

Torniamo a Tellina (Telleena) perché è solo qui che esiste, generata dalla sua stessa carne, per poi svanire quando salvato l’ultimo post chiudo questa pagina e la metto a icona. Mi metto a icona.
Nella mia Isola delle Correnti svolgo una parte di me che agli altri non è concesso vedere.

Chi sei Tellina e chi ci sta dentro quell’abito da mascotte che indossi?
Qui, io sono. Sono ancora quella adolescente che scriveva interminabili pagine di diari di notte, che leggeva poesie e poi appuntava le proprie in cui fare ammenda di tutto il dolore che ha addosso una ragazzina introspettiva e un po’ diversa dagli altri. Dopotutto una ragazzina che recitava le parti di Mercuzio e di Otello ad alta voce nella stanza, che si domandava della morte e di Dio interrogando e Blaise Pascal, che amava fotografare monumenti e perdersi da sola durante le gite scolastiche… quella ragazzina lì si faceva fatica a comprenderla. “Perché sei così?”, così come, chiesi di rimando a mia madre che china a raccogliere asparagi dalla siepe mi guardava in una diagonale di distanza che scoprii essere la stessa che mi attendeva fuori dall’adolescenza con il mondo intero. “Perché sei così?” quante volte me lo sono sentita ripetere sul lavoro quanto nella vita privata. Così come? continua a ripetere quella bambina sottopelle. Con gli anni ho imparato a capire che la mia sete di autenticità può avere anche delle zone d’ombra, delle piccole tasche in cui nascondere le parti di me che gli altri fanno fatica a comprendere.
Così che scambino pure la timidezza in stronzaggine, la paura del mondo in asocialità, l’assenza in alterità, la determinazione in aggressività. Tellina è il sasso nella tasca, forse a indossarla è proprio quella ragazzina che era un po’ così e un po’ colà, ma anche in un altrove sconosciuto.

Tellina è in quel frattempo di altrove, una terra di mezzo forse un po’ cupa dove mi è concesso essere quella giovane donne triste, annoiata, perduta, melanconica. Con le sue parole e i suoi pensieri che fanno tonfi pesati e rimangono per giorni, mesi, sul pavimento. Sono la donna che non stacca i fili rossi dal suo corpo. Forse per questo occorre nascondere, sorridere, mediare e rimediare… nessuno sarà mai del tutto interessato ad attraversare questa mia Isola, queste sue correnti, le zolle sono spesso sabbie mobili. Non vi è leggerezza nel dolore che sparge ovunque. Vi sono tante piccole postille nella mia ironia.

Come stai?” chiedono
Bene, grazie. Tu?” rispondiamo
Sorrido mentre lo sguardo attraversa la mia voce e si perde all’orizzonte. In fondo al barile a nessuno piace guardare.

Genero l’acrostico di Tellina – [Ere]. Il risultato mi fa pensare a quei dolcetti cinesi della fortuna.

Tagli maschera sopra il cratere,
e ci siamo entrambi pianto io, spettrale altro essere,
la felicità è per me di godere,
la colpa della vita da vivere.

I vostri capelli non è interessato a determinare genere,
nessun uomo è felice se lui crede di essere,
abbiamo bisogno di una vita per imparare a vivere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...