Musica per organi caldi

Daria Endresen
Daria Endresen

Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura.
Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente si staccano, si stancano: lascio perdere.
Sono educato.
Faccio segno di sì.
Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno.
Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l’anima a fettucce, ridotta ad una specie di piatto di tagliatelle spirituali.
Non importa…
Il mio cervello si chiude.
Ascolto.
Rispondo.
E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono…
 Charles Bukowski, Musica per organi caldi

Ho una storia di cui non vi dirò il titolo, dei personaggi di cui non svelerò il nome, perché si allungano nella notte e si confondono nella strada di una città che è come quella che vi ha generato, quella che vi ha ripudiato, una città qualunque, in un posto qualunque, in cui i nomi si confondono come identità che non appartengono a nessuno, lasciate, quando si è stanchi, sul ciglio ad aspettare qualcun altro. Ho l’anima indolenzita da tutte queste parole che nessuno ha voglia di ascoltare, anche a me stancano delle volte, così me ne metto in bocca di altri, e sento le mascelle fare il doppio del lavoro, il sapore spesso mi nausea, ma almeno faccio finta di esserci, di far parte del tumulto, che un sorriso sia davvero un sorriso e non vi sia altro. Null’altro che valga la pena di essere raccontato di me, se non quello che gli altri vogliono sentirsi dire. Perché quando qualcuno ti chiede “Ciao come stai?” non gliene frega niente della risposta, è il riflesso condizionato dei ruoli, dell’apparenza, e se mai dovessi credere al suono ovattato di quella domanda ti troverai di fronte uno sguardo imbarazzato di chi non ha nessuna voglia di sentire della tua vita, del tuo stato d’animo, di chi sorridendo penserà che forse avrebbe fatto meglio a stare zitto e andare avanti, superarti come uno scoglio pericoloso in cui tu sei visceralmente attaccata, come una tellina. La verità non è mai una buona risposta, non fino in fondo, e sicuramente non è per tutti. Quindi sorrido e dico ‘sto bene grazie, e tu?’… perché sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono…

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